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ANIME DI PLASTICA

volti stilizzati di plastica con espressioni vuote su sfondo grigio

Camminano dritte,

col petto gonfio d’aria compressa
e gli occhi lucidi di silicone.
Ridono a comando,
si applaudono da sole,
mentre affogano nel vuoto
che chiamano “vita”.

Vivono vite che non gli appartengono,
copioni scritti da pubblicità e algoritmi.
Devono apparire,
devono provocare,
devono ostentare.
La felicità è un filtro,
la verità li fa vomitare.

Hanno quel sorriso sottile,
che sembra gentile
ma odora di veleno.
“Come stai?” ti chiedono,
sperando tu dica “male”,
così si sentono meglio
nelle loro gabbie lucide.

«Sto bene» rispondo.
«Ma ho bisogno di fermarmi un po’,
sto pensando a troppe cose in questo periodo.»

Silenzio.
Si bloccano.
Scatta qualcosa nei loro occhi lucidi,
si incrinano.
Le loro anime di plastica
si contorcono
come bottiglie vuote abbandonate al sole.
Più mostri luce,
più si accartocciano,
come vampiri abbagliati
da una verità che non possono sopportare.

Io non mi piego.
Non sarò l’ennesimo manichino
con l’anima svuotata e il cuore sigillato sottovuoto.
Preferisco spezzarmi,
bruciare,
sporcare le mani
piuttosto che brillare di falsità.

Tenetevi i vostri sorrisi stampati.
Le vostre verità prefabbricate.
Io sono carne.
Sono fuoco.
E non sarò mai
plastica.

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Nel silenzio e nella quiete, a volte nasce una piccola, timida idea. Si fa spazio piano, poi impertinente, come a dire: "Ehi, sono qui. Perché non mi consideri?" La ignori. Poi ci pensi. Appena, quasi per gioco. Ma quella vocina torna, insiste. Provi ad ascoltarla, come una madre che cerca di capire le parole confuse del suo bambino. Provi a capirla, a darle un nome, a tradurla in qualcosa di vero. Finché un giorno decidi: “Proviamoci.” La raccogli tra le mani, la lasci respirare. Scrivi, cancelli, torni indietro, ti blocchi. Passano i giorni. Incontri persone, parli, ti apri… e trovi finalmente la chiave. Inizia la nascita di un sogno. La vocina ti sorride. E tu… le fai l’occhiolino.

DANZA CON ME

Sorrido a quel volto perfido, abbasso gli occhi ma non la guardia. Ti lascio esporre, senza sfidarti. Quando hai finito ti affido una domanda ingenua. È lì che ti scopro: ti sollevo il velo della falsità, tenendoti per mano, lasciandoti danzare. Poi, tra le mie braccia, ti lasci andare in un caché. E da gran signore, prima di farti cadere a terra, ti tiro a me con forza, quasi a risvegliare la tua ipocrisia. Ti prendo la mano, ti concedo l’inchino. -------------------------------------------------------------------------------------------------------- Ciao! Sono Poesie Scontate , condivido pensieri, poesie e versi. Seguimi anche qui: Instagram | Facebook

NEL POSTO GIUSTO

Pensavo non potesse più succedere, e invece, come una scossa leggera che impercettibile entra nelle ossa, è arrivato quel brivido di felicità. Forse si può provare solo quando, dopo tanto dolore, tutto si fa quiete, quando l’animo e il cuore non hanno più nulla da perdonarsi. La mente ancora non lo sa, ma il corpo lo sente: quella pace sottile che ti disegna il più bel sorriso. Ed è lì che, dopo tanto tempo, finalmente, sei nel posto giusto. ------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Ciao! Sono Poesie Scontate , condivido pensieri, poesie e versi. Seguimi anche qui: Instagram | Facebook