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SUL PUNTO DI CROLLARE

Corro. Mi muovo senza respiro tra l’ansia di una bolletta e il ritardo che mi rincorre verso il lavoro. Arrivo, timbro. Non ho un attimo per pensare, per raccogliere le preoccupazioni sparse come un giocoliere che prende le palline al volo. Pausa pranzo. Mastico in fretta, vedo le solite facce, faccio il solito giro, un Truman Show senza telecamere ma con la stessa, identica gabbia. Sulla scala mobile del centro commerciale finalmente scendo. Passiva, apatica, come se quei trenta secondi fossero l’unico respiro della giornata. Arrivo, ritimbro. Si ricomincia. La mia mente in affitto a qualcun'altro per altre quattro ore. Poi la sera. La spesa, la palestra se resta forza, la cena, il letto. E prima di addormentarmi le preoccupazioni tornano a farmi visita. Ma se invece, invece di lasciare che i pensieri mi stringano pensassi alle stagioni che corrono, ognuna più generosa dell’altra? Se immaginassi un tempo mio, un respiro che nasce non su una scala mobile ma nel momento in c...