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ANIME DI PLASTICA

Camminano dritte, col petto gonfio d’aria compressa e gli occhi lucidi di silicone. Ridono a comando, si applaudono da sole, mentre affogano nel vuoto che chiamano “vita”. Vivono vite che non gli appartengono, copioni scritti da pubblicità e algoritmi. Devono apparire, devono provocare, devono ostentare. La felicità è un filtro, la verità li fa vomitare. Hanno quel sorriso sottile, che sembra gentile ma odora di veleno. “Come stai?” ti chiedono, sperando tu dica “male”, così si sentono meglio nelle loro gabbie lucide. «Sto bene» rispondo. «Ma ho bisogno di fermarmi un po’, sto pensando a troppe cose in questo periodo.» Silenzio. Si bloccano. Scatta qualcosa nei loro occhi lucidi, si incrinano. Le loro anime di plastica si contorcono come bottiglie vuote abbandonate al sole. Più mostri luce, più si accartocciano, come vampiri abbagliati da una verità che non possono sopportare. Io non mi piego. Non sarò l’ennesimo manichino con l’anima svuotata e il ...