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Visualizzazione dei post con l'etichetta AUTENTICITA'

TUTTO SI TRASFORMA

Quante volte, guardandomi allo specchio, mi sono detta: “Se fosse sempre così.” Se la mia pelle non cambiasse forma, se i bei momenti si cristallizzassero, se bastasse uno sguardo per intendersi, se il mondo fosse chiaro e trasparente, se l’aiuto arrivasse spontaneo, allora ogni passo sarebbe più leggero. E invece spesso cerchiamo comprensione e troviamo muri di indifferenza. La vita scorre, veloce e implacabile, e nessuno potrà mai cogliere i tuoi silenzi, i tuoi sgomenti nascosti. Allora impari a scavare dentro te stesso, a lavorare sulle tue fragilità, sulle tue paure, e forgiare da solo la tua corazza, quel rifugio inviolabile dove nessuno potrà mai portarti via la pace. Non è un cammino facile: in molti si perderanno nel vittimismo, una pianta velenosa che sembra nutrirti ma ti consuma, ma tu non puoi, non devi permetterlo. Così, giorno dopo giorno, la tua forza cresce, l’autostima sale quel tanto che basta per osservare l’alba con occhi nuovi. Impari a cogliere il meglio da...

VESTITI DI LIBERTA'

  Vestiti di libertà, ma sento il peso addosso: una stoffa troppo stretta che non mi lascia respirare. «Sei davvero libero?» mi chiedo allo specchio, ma vedo solo riflessi imposti, maschere cucite da altri. Bottoni da liberare, cerniere troppo lunghe che nascondono le parti migliori di noi. Tinte unite senza sapore, annacquate da tessuti ruvidi che graffiano e avvelenano la pelle. Ecco che a volte qualcuno ti prende la mano e inizia a levare quel bottone, a scendere quella cerniera— un lento percorso di sollievo, di lasciarsi andare davvero. Finisco ciò che quella mano ha iniziato, tolgo tutti i vestiti, e scelgo uno su misura, leggero, comodo, che non scopre tutto, ma solo ciò che serve. Mi ricarico di luce e calore, e finalmente sono libera— nuda e vestita di verità.

ANIME DI PLASTICA

Camminano dritte, col petto gonfio d’aria compressa e gli occhi lucidi di silicone. Ridono a comando, si applaudono da sole, mentre affogano nel vuoto che chiamano “vita”. Vivono vite che non gli appartengono, copioni scritti da pubblicità e algoritmi. Devono apparire, devono provocare, devono ostentare. La felicità è un filtro, la verità li fa vomitare. Hanno quel sorriso sottile, che sembra gentile ma odora di veleno. “Come stai?” ti chiedono, sperando tu dica “male”, così si sentono meglio nelle loro gabbie lucide. «Sto bene» rispondo. «Ma ho bisogno di fermarmi un po’, sto pensando a troppe cose in questo periodo.» Silenzio. Si bloccano. Scatta qualcosa nei loro occhi lucidi, si incrinano. Le loro anime di plastica si contorcono come bottiglie vuote abbandonate al sole. Più mostri luce, più si accartocciano, come vampiri abbagliati da una verità che non possono sopportare. Io non mi piego. Non sarò l’ennesimo manichino con l’anima svuotata e il ...