Oggi si fa strada un lieve fastidio,
come un pensiero stonato
che non trovi il coraggio di ascoltare.
che non trovi il coraggio di ascoltare.
Non sai dirne il nome,
ma ti segue ovunque
tra i passi, i gesti, le parole taciute.
Prosegui la giornata
con l'anima indispettita,
arrovellando la mente
su quel che stride,
su ciò che, forse,
hai lasciato cadere nel vuoto.
Vorresti riavvolgere
il tempo,
vivere quella giornata
in un altro modo.
Ma l'insofferenza ti attanaglia,
il corpo si ribella,
i pensieri giocano a nascondino
con la realtà.
Poi, d’improvviso,
un lampo.
Vedi dove hai sbagliato.
Ma quell’attimo è fuggito,
e ti resta solo il fastidio
e la realtà
cruda, sarcastica, inevitabile.
«Dovevo fare meglio»,
ti rimproveri.
Poi comprendi:
quel fastidio è un appunto dell’anima,
un promemoria
che ti serve a ricordare.
A fermarti.
A perdonare.
A perdonarti.
Perché il fastidio
non è altro che la verità
che ha bussato
troppo forte
alla porta della tua coscienza.
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