Sento qualcosa che non va.
Un lieve fastidio nello stomaco,
non dolore,
ma un eco
di qualcosa che poteva essere diverso.
Potevo riflettere,
fare di meglio.
Non arrabbiarmi per nulla.
Invece no:
sono esploso.
E ora,
non non posso più
tornare indietro.
Resto qui,
con questo silenzio dopo la tempesta,
che pesa più delle parole urlate.
Mi chiedo:
come si fa a cambiare davvero?
Forse si cambia
quando smettiamo di raccontarci bugie.
Quando il disagio non è più sopportabile,
quando ci stanchiamo persino di noi stessi.
Non ci sopportiamo più.
Ed ecco che allora,
non per forza,
non per dovere
ma per rabbia,
per stanchezza,
per amore,
qualcosa dentro si muove.
Un gesto in meno,
una pausa in più.
Un respiro prima di parlare.
Una scelta,
minuscola,
che dice:
“Non voglio restare lo stesso”.
Quando ti stanchi di te stesso
non è distruzione.
È l’anima che dice basta
a ciò che non sei più.
È il momento in cui le vecchie abitudini
diventano vestiti troppo stretti,
e non riesci più a respirare
dentro la tua pelle di ieri.
All’inizio fa paura,
perché sembra un vuoto.
Ma quel vuoto
è spazio nuovo.
È un campo dove seminare
quello che non hai mai osato.
E capisci che non ti stai odiando:
ti stai liberando.
Non ti stai lasciando andare:
ti stai scegliendo.
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