Volevo correre, una volta,
correre lontano,
più veloce che potevo,
finché inciampai
in scarpe troppo grandi.
Non sapevo nemmeno allacciarle,
quelle scarpe.
Poi sono cresciuta un po’
e ai lacci ho preferito
i tacchi di mia madre.
Ma non avevo ancora il passo,
né l’esperienza,
e inciampai di nuovo.
Così rimasi scalza,
per un po’.
Sentii la leggerezza
dell’essere adolescente:
senza responsabilità,
senza pensieri.
Camminavo irrequieta, curiosa,
vivevo la vita a più non posso
senza tenerla mai per mano.
Poi, un giorno,
troppe candeline sulla torta.
Decisi di rimettere le scarpe.
Ma questa volta
erano troppo strette.
Fu così che,
con l’equilibrio dell’esperienza
e lo spessore delle mie cicatrici,
raccolsi decisa i tacchi di mia madre
e camminai avanti,
fiera e consapevole
di essere diventata grande.
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